Al centro delle verifiche vi sarebbero alcuni reperti biologici legati al delitto. Come riportato da Tgcom24, tra i materiali oggetto di attenzione figurerebbero i residui di intonaco connessi alla cosiddetta impronta 33, le unghie di Chiara Poggi e le provette contenenti i tamponi eseguiti sui pedali della bicicletta di Stasi. Stando alla ricostruzione citata, parte di questo materiale sarebbe stata eliminata nel 2016 e destinata allo smaltimento come rifiuto speciale.
Il dato che gli inquirenti intendono approfondire riguarda soprattutto la scansione temporale degli atti. L’autorizzazione dell’autorità giudiziaria alla distruzione dei reperti sarebbe arrivata nel febbraio 2022, mentre alcuni materiali liquidi sarebbero stati smaltiti diversi anni prima. Si tratta degli eluiti, cioè degli estratti contenenti Dna ottenuti nel corso delle analisi sulle tracce raccolte durante l’indagine.
Gli eluiti e l’indicazione contenuta nel verbale del 2007
La conservazione degli eluiti è un punto rilevante perché questi campioni possono consentire, in determinate condizioni, ulteriori verifiche tecniche anche a distanza di tempo. Nel verbale redatto dal Ris il 4 settembre 2007, secondo quanto emerso, veniva indicato che gli estratti di Dna delle tracce sarebbero stati conservati per essere messi successivamente a disposizione dell’autorità giudiziaria.
La presenza di tale annotazione rende necessario distinguere tra i reperti fisici originari, le tracce sottoposte ad analisi e i liquidi ottenuti dopo l’estrazione genetica. Proprio l’identificazione puntuale dei materiali eliminati costituisce uno degli obiettivi degli accertamenti in corso. Non è ancora stabilito, infatti, se tutti i campioni richiamati nelle ricostruzioni giornalistiche siano stati effettivamente smaltiti e, soprattutto, quali di essi fossero riconducibili al fascicolo relativo a Chiara Poggi.
Secondo quanto riferito dal Corriere della Sera, nelle carte sarebbe presente una relazione di servizio del colonnello Matteo Donghi. Le verifiche interne avrebbero portato due militari a ricostruire uno smaltimento collettivo di estratti di Dna avvenuto quando la Sezione biologia del Ris di Parma era guidata dall’allora tenente colonnello Alberto Marino. Marino aveva preso parte, nel 2007, agli accertamenti genetici e agli esami relativi alla bicicletta di Stasi.
Gli atti citati delineerebbero dunque un’operazione di smaltimento più ampia, non necessariamente limitata al procedimento di Garlasco. È su questo aspetto che sarà importante verificare l’elenco delle provette coinvolte, la provenienza di ciascun campione e il percorso amministrativo seguito. La sola esistenza di una procedura di eliminazione, infatti, non consente di stabilire automaticamente quali reperti del caso Poggi siano stati interessati.
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