Video e documentazione sullo spegnimento del freezer
Un altro elemento richiamato nelle ricostruzioni riguarda la documentazione delle operazioni svolte nel 2016. Tgcom24 riferisce: “Tutto documentato, persino con un video dove si vedrebbe lo spegnimento del frigo.”. Secondo quanto riportato dal Corriere, le immagini menzionate mostrerebbero le attività preparatorie allo spegnimento di un freezer, avvenute il 15 settembre 2016, e il collocamento delle provette con gli eluiti in sacchi destinati allo smaltimento dei rifiuti speciali.
La documentazione audiovisiva e i verbali collegati potrebbero contribuire a ricostruire tempi, persone presenti e modalità operative. Resta però da accertare se quelle immagini permettano di identificare con certezza il contenuto di ogni provetta e se le operazioni fossero accompagnate da atti autorizzativi validi per tutti i materiali coinvolti. Sono questioni che la Procura dovrà valutare attraverso il confronto tra registri, relazioni e disposizioni di servizio.
Sul punto relativo all’ordine di distruzione, Tgcom24 ha riportato: “A ordinare quella distruzione sarebbe stato il Ten. Col. Alberto Marino.”. Sempre secondo la relazione interna citata dal Corriere della Sera, il luogotenente Massimiliano Stabile avrebbe riferito nel 2025 che l’indicazione di eliminare gli eluiti era arrivata da Marino dopo il suo insediamento al comando della Sezione biologia, nel maggio 2016. Un ulteriore ufficiale avrebbe confermato l’esistenza dello smaltimento collettivo.
TGCom24 “Tutto documentato, persino con un video dove si vedrebbe lo spegnimento del frigo.” “A ordinare quella distruzione sarebbe stato il Ten. Col. Alberto Marino.” #Garlasco https://t.co/zZnyPvscSt
— Xian (@DG_Xian) October 6, 2026
Le verifiche sulla procedura e sul materiale eventualmente perduto
La ricostruzione dovrà ora stabilire se lo smaltimento dei reperti sia stato disposto con una procedura corretta e per quali ragioni. Un punto particolarmente delicato riguarda l’eventuale presenza, tra gli eluiti eliminati, di quello collegato alla traccia dell’impronta 33. Al momento, secondo quanto sottolineato da Tgcom24, questo elemento non risulterebbe definito e richiede ulteriori riscontri tecnici e documentali.
Gli accertamenti dovranno inoltre chiarire se la decisione di procedere allo smaltimento fosse autonoma o se discendesse da direttive precedenti, nonché se vi fossero autorizzazioni specifiche per i singoli materiali. La distinzione è centrale anche sul piano delle eventuali responsabilità: la verifica riguarda sia la corretta conservazione degli atti e dei campioni sia il rispetto delle regole previste per la distruzione di materiali sottoposti a vincoli giudiziari.
Il comandante generale dei Carabinieri Salvatore Luongo è intervenuto assicurando la collaborazione dell’Arma con la magistratura. “Se la magistratura accerterà irregolarità o responsabilità individuali nel passato, la risposta dell’Arma sarà di totale collaborazione, di massima trasparenza e anche assoluta fermezza”, ha dichiarato. E ha aggiunto: “Eventuali errori o condotte illecite dei singoli non devono intaccare l’onorabilità di migliaia di Carabinieri, né tantomeno il valore del Ris, ma chi ha sbagliato ne risponderà in ogni sede, perché la tutela della regalità viene prima di ogni cosa”.
Nel frattempo, Andrea Sempio resta al centro della nuova inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi. Sul versante di Alberto Stasi, i difensori continuano a esaminare gli elementi emersi dalle nuove carte, anche in relazione a una possibile istanza di revisione della condanna definitiva. Si tratta di piani distinti, ma entrambi inseriti nel quadro di un caso che continua a essere oggetto di analisi giudiziarie e tecniche.
Il nuovo fronte aperto sui reperti non anticipa l’esito delle verifiche, né consente di trarre conclusioni sulla vicenda processuale. Aumenta però la necessità di definire con precisione che cosa sia stato conservato, che cosa sia stato eliminato e in quali date. Le risposte della Procura di Pavia dipenderanno dall’esame della documentazione disponibile e dagli eventuali riscontri sulle procedure adottate dal Ris di Parma negli anni successivi al delitto di Garlasco.

