Frode sportiva indagine Rocchi Paterna e nuove accuse
L’inchiesta, però, non si ferma al solo episodio di Lissone. Gli sviluppi più recenti hanno portato a un allargamento del perimetro investigativo e all’iscrizione di nuovi indagati. Oltre a Rocchi, risulta coinvolto anche Andrea Gervasoni, mentre per Daniele Paterna si profila un’accusa ulteriore: quella di falsa testimonianza.
Secondo gli atti citati nelle ricostruzioni giornalistiche, l’arbitro VAR avrebbe fornito al pubblico ministero Maurizio Ascione dichiarazioni non pienamente coerenti con quanto emerso dalle verifiche tecniche. Un passaggio delicato, perché introduce il tema della credibilità delle testimonianze in un’indagine su ipotesi di frode sportiva.
Come riporta ancora Il Paragone, la combinazione tra pressione ambientale, comunicazioni informali e revisioni arbitrali contestate starebbe delineando un quadro investigativo più complesso del previsto. Un sistema in cui non solo le decisioni, ma anche la loro genesi, finiscono sotto scrutinio.
Sistema arbitrale e VAR Procura Milano tra accuse e reazioni
Il livello più ampio dell’inchiesta riguarda il funzionamento complessivo del sistema arbitrale e il rapporto tra designazioni, sala VAR e gestione delle partite sensibili. Gli indagati sono tre: Gianluca Rocchi, Andrea Gervasoni e Daniele Paterna, con contestazioni che spaziano dal concorso in frode sportiva alla falsa testimonianza.
Sul piano sportivo, la posizione dell’Inter è stata richiamata solo nel dibattito pubblico, senza coinvolgimenti diretti nell’indagine. Il presidente Giuseppe Marotta, intervenuto prima di Torino-Inter, ha dichiarato: «Noi non abbiamo arbitri graditi o sgraditi, sappiamo di aver agito nella massima correttezza». E ancora: «Noi abbiamo appreso tutto dalla stampa, le dichiarazioni e i comunicati usciti ci meravigliano».
Come sottolinea Il Paragone, il nodo centrale resta però strutturale: la tenuta del sistema VAR e la sua reale autonomia operativa. Un tema che si intreccia anche con il dibattito politico-istituzionale, dove il ministro dello Sport Andrea Abodi ha più volte evocato la necessità di una riforma della governance calcistica.
Nel frattempo, sul piano operativo, la FIGC si prepara alla nomina di un designatore ad interim dopo l’autosospensione di Rocchi. Una transizione che arriva nel pieno di una tempesta giudiziaria e che riporta al centro la fragilità di un meccanismo pensato per ridurre gli errori, ma oggi chiamato a rispondere anche delle sue zone d’ombra.