
La sconfitta al referendum sulla riforma della giustizia apre un passaggio delicato per la maggioranza di centrodestra. All’indomani del referendum, dentro i palazzi del potere si apre una fase che somiglia più a una resa dei conti che a una semplice verifica politica. Non è un passaggio obbligato verso dimissioni o scossoni immediati, ma piuttosto un bilancio interno, silenzioso e inevitabile, in cui si pesano errori, responsabilità e tenuta complessiva della maggioranza.
È in questo clima sospeso, fatto di valutazioni e nervi tesi, che prende forma un momento delicato per l’esecutivo: l’obiettivo, ora, è evitare che l’onda lunga del risultato referendario si trasformi in un vortice capace di trascinare governo e partiti in una narrazione di sconfitta. Sullo sfondo, le posizioni di figure chiave come Carlo Nordio e Andrea Delmastro diventano parte di un equilibrio più ampio, dove ogni scelta rischia di avere un peso politico ben oltre i singoli ruoli.

Referendum e riforma: la linea su Carlo Nordio
Nel governo, secondo quanto filtra nelle ultime ore, la posizione del ministro Carlo Nordio non sarebbe in discussione nell’immediato, mentre per il sottosegretario Andrea Delmastro si fa strada l’ipotesi di un passo indietro. L’orientamento che emerge dai retroscena è quello di una possibile uscita di Delmastro per chiudere un fronte di polemiche che dura da settimane.
Il voto referendario ha respinto la cosiddetta riforma Nordio, promossa e difesa dal Guardasigilli durante la campagna. Nonostante l’esito sfavorevole, la maggioranza starebbe valutando di tenere separato il destino della riforma da quello del ministro, evitando che una sua eventuale uscita apra una crisi più ampia sulla politica giudiziaria dell’esecutivo.
Nel corso della campagna per il Sì, Nordio era stato il principale riferimento pubblico del progetto, sostenendo che la riforma avrebbe inciso sul rapporto tra magistratura e politica. L’esito del referendum ne indebolisce la linea, ma al momento non risulterebbero segnali concreti di un cambio al vertice del Ministero.

Il caso Andrea Delmastro: posizione più esposta
Più complessa la situazione del sottosegretario Andrea Delmastro. Del Mastro è arrivato al referendum dopo settimane di tensioni e contestazioni, legate sia al caso dei suoi rapporti societari con ambienti collegati indirettamente alla criminalità organizzata, sia alle critiche rivolte in più occasioni alla riforma Nordio. Elementi che, secondo quanto riportato da indiscrezioni politiche, avrebbero pesato anche sul clima in maggioranza.
In base a quanto viene riferito e riportato da Il Mattino, il dossier sarebbe stato mantenuto in sospeso fino al voto per evitare contraccolpi nella fase più delicata. Con la chiusura delle urne, quel rinvio verrebbe meno e l’ipotesi di una decisione in tempi brevi risulterebbe ora più concreta.
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