Vai al contenuto
Questo sito contribuisce alla audience di

Gas, poco fa la notizia che cambia tutto! Dati mai visti negli ultimi giorni

Oggi i mercati energetici europei e globali hanno vissuto un terremoto nei prezzi del gas naturale, con contratti di riferimento che segnano flessioni storiche e reazioni immediate alle notizie geopolitiche. Il prezzo del gas sul mercato TTF ad Amsterdam, punto di riferimento per l’Europa, è crollato di oltre il 19 %, scendendo intorno ai 43 euro al megawattora, un valore che non si vedeva da molte settimane.  

L’accordo Usa‑Iran che riduce i timori sulle forniture

La causa principale del ribasso è l’annuncio di una tregua di due settimane tra Stati Uniti e Iran, collegata formalmente alla riapertura dello Stretto di Hormuz, un crocevia energetico di fondamentale importanza mondiale.  

Secondo le fonti, l’intesa è entrata in vigore poche ore prima dell’ultimo termine stabilito per un’escalation militare, offrendo ai mercati una finestra di speranza per l’allentamento della crisi.  

Lo Stretto di Hormuz è uno dei punti più critici al mondo per il transito di petrolio e gas: attraverso di esso passa circa il 20 % di tutto il petrolio marittimo globale e una quota significativa di gas naturale liquefatto (GNL), fondamentale per il mercato europeo e mondiale.  

Quando quel corridoio strategico era considerato a rischio di chiusura o fortemente limitato, i prezzi di petrolio e gas avevano subito forti aumenti per il timore di una stretta sulle forniture energiche. La tregua e la prospettiva di riapertura hanno dunque innescato un’inversione di tendenza molto significativa.

Numeri e mercati: come reagiscono prezzi e Borse

L’impatto sui mercati è stato immediato e visibile su più fronti:

Prezzo del gas naturale (TTF): forte ribasso a livelli visti raramente negli ultimi giorni, con contratti che si sono indeboliti di oltre il 19 %.  

Prezzi del petrolio: salgono e scendono rapidamente – il Brent e il WTI hanno registrato crolli intorno al 15 % dopo l’accordo.  

Borse europee: mentre i titoli energetici perdono terreno, gli indici principali sono saliti, riflettendo l’ottimismo generale degli investitori.  

Titoli energetici: società come BP, Shell e altri grandi produttori hanno visto le proprie azioni scendere poiché la riduzione del prezzo delle materie prime incide sui margini.  

Questa dinamica è tipica quando la percezione del rischio geopolitico si attenua: i costi dell’energia spesso rappresentano uno dei primi indicatori di tensione internazionale, e un miglioramento delle prospettive si traduce in una riduzione del “premio di rischio” incorporato nei prezzi.

Scopriamo tutti i dettagli nella pagina successiva

Successiva
Pagine: 1 2
powered by Romiltec

©Caffeina Media s.r.l. 2026 | P. IVA: 13524951004


Hai scelto di non accettare i cookie

Tuttavia, la pubblicità mirata è un modo per sostenere il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirvi ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, sarai in grado di accedere ai contenuti e alle funzioni gratuite offerte dal nostro sito.

oppure