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Mihajlovich, spunta testimonianza inedita: “Ci incontrammo in ospedale”

Su “Libero Quotidiano” il racconto inedito di Leonardo Iannacci su Sinisa Mihajlovich, il campione di calcio, morto a Roma all’età di 53 anni. L’allenatore aveva scoperto la sua malattia (una leucemia mieloide acuta) per caso, nel 2019, giocando a padel. Da tempo l’uomo era ricoverato alla clinica Paideia, dove si è spento circondato dall’affetto dei suoi cari. Il giornalista ha raccontato come ha conosciuto Mihailovich: una testimonianza che dice molto dell’ex calciatore che in Italia ha militato nella Roma, Sampdoria, Lazio e Inter e ha allenato Bologna, Fiorentina, Sampdoria, Milan e Torino. Leggi anche l’articolo —> Sinisa Mihajlovic, le figlie su Instagram: “Eri il nostro eroe”

Sinisa Mihajlovich, spunta testimonianza inedita: “Ci incontrammo in ospedale”

Leonardo Iannacci e Sinisa Mihajlovic si sono conosciuti nei corridoi del reparto di Ematologia dell’Ospedale Sant’ Orsola di Bologna: “Lo incrociavo spesso e la scena era la stessa: mostravo la mano con pollice, indice e anulare alzati nel segno del saluto serbo e l’uomo di Vukovar rispondeva con un beffardo ‘ohi, giornalista…’. Poi, serio: ‘Tutto bene?’. ‘Sì, la terapia procede, ma ci vedremo una volta tanto fuori di qua?’. E Sinisa: ‘Chissà, Bologna è piccola’. E filava via. Tra le braccia di Arianna. Sua moglie”. Su “Libero” scrive sempre poi il giornalista: “Il destino ci fece incontrare, tempo dopo, in un’osteria bolognese di gucciniana memoria. Mi invitò al tavolo per finire la serata davanti una birra. Certe cose, evidentemente, uniscono davvero, come fossero le trincee di una guerra. Raccontarsi aiuta, riscalda”. (continua a leggere dopo le foto)

mihajlovich ospedale
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Amava profondamente il calcio: non è mai stato solo uno sport per lui

Amava profondamente il calcio Mihajlovich, per lui non è mai stato solo uno sport: “In quella serata bolognese Mihajlovic era in forma, amava prendere e prendersi in giro: ‘Sai cosa diceva Boniperti di voi giornalisti? Siete un male, seppur necessario…’. Parlava, Sinisa, parlava e parlava quella sera”, ha riferito Iannacci. Il giornalista ha detto che i due non erano amici, ma l’esperienza in ospedale li aveva uniti. “Eravamo in Ematologia spesso. Lui ricoverato per curare quella leucemia contro la quale ha lottato sino all’ultimo giorno, io per i day-hospital causati da una roba analoga che mi permette, però, di essere ancora qui a raccontarvi il “mio” Sinisa. Una quercia che ho conosciuto nei giorni un cui le foglie del corpo se ne stavano andando lentamente e inesorabilmente, un uomo diverso da quello che tutti conoscevano: magro e provvisorio, iroso in alcuni drammatici momenti della terapia, e con debolezze che venivano a galla. Ma un tipo dannatamente vero, capace di bruschi litigi e di altrettante dolci riconciliazioni”. (continua a leggere dopo le foto)

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Sinisa Mihajlovich, le parole sulla sua malattia: “Una bestia cattiva”

“Sulla leucemia, con me, non faceva lo spavaldo e si lasciò andare solo una volta: ‘È una bestia cattiva sai, durissima. Ma devo avere fiducia nei medici e non posso mostrare troppa la paura. La paura c’è, esiste. Quando giocavo, sentivo a volte qualche farfalla nello stomaco ma non potevo mostrarle ai compagni nè, soprattutto, agli avversari. Tantomeno dopo, quando allenavo. Ringhiavo ai miei giocatori e stavo con il petto in fuori perché sono fatto così. Sono uno nato a Vukovar, di padre serbo e mamma croata. Per questo la leucemia l’ho affrontata dicendo di volerla attaccare'”, ha riferito il giornalista. Poi le conclusioni: “Di Mihajlovic porterò sempre con me il ricordo di quei giorni nei corridoi di Ematologia, e del suo coraggio di avere paura”. Leggi anche l’articolo —> Funerali Sinisa Mihajlovic, quando saranno celebrati

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