
Una presa di posizione pubblica di Alessandro Gassmann ha riacceso il dibattito sulle regole e sulla gestione del Festival di Sanremo. L’attore ha affidato a un contenuto pubblicato su Instagram un intervento critico, concentrato su dinamiche organizzative e sul rispetto di norme che, secondo la sua ricostruzione, avrebbero dovuto valere in modo uniforme per tutti i partecipanti.
Il punto di partenza riguarda la partecipazione di Leo Gassmann e, più in generale, l’ordine di uscita degli artisti. L’attore ha indicato come elemento rilevante la collocazione del figlio in fasce orarie molto avanzate, con esibizioni avvenute in più occasioni dopo la mezzanotte, aspetto che a suo giudizio avrebbe avuto ricadute sulla visibilità televisiva e sull’attenzione del pubblico.
Nel suo intervento, Gassmann collega il tema della scaletta a un secondo nodo: l’esistenza di un divieto rivolto ai familiari dei concorrenti, volto a evitare presenze sul palco che potessero essere lette come forme di promozione o corsie preferenziali. La norma, così come richiamata dall’attore, avrebbe avuto la funzione di tutelare la percezione di equilibrio della competizione e di ridurre il rischio di trattamenti differenziati.
La contestazione si è concentrata sull’episodio che ha coinvolto Gianni Morandi e Tredici Pietro. Secondo quanto sostenuto dall’attore, la presenza del cantante sul palco insieme al figlio, in un momento ad alta esposizione mediatica, sarebbe stata in contrasto con l’impostazione regolamentare richiamata in precedenza. Nel merito, Gassmann ha sintetizzato la propria posizione con un’affermazione netta: “le regole non sono uguali per tutti”.

La questione della scaletta e l’impatto sugli ascolti
L’ordine di uscita al Teatro Ariston costituisce da sempre un aspetto centrale nella gestione del Festival, perché incide sulla platea televisiva e sul livello di attenzione nelle diverse fasce orarie. Collocare un artista nelle posizioni finali significa, di norma, esibirsi quando la durata complessiva della serata si è già estesa e parte del pubblico ha abbandonato la visione.
Nella ricostruzione proposta da Gassmann, Leo Gassmann avrebbe affrontato più volte questa condizione. Il riferimento all’orario oltre la mezzanotte viene indicato come elemento oggettivo della programmazione, ritenuto significativo per comprendere il contesto in cui si è poi sviluppata la critica più ampia sulla gestione dei concorrenti.
Il richiamo a una regola: niente familiari sul palco
Il secondo punto evidenziato dall’attore riguarda una limitazione che, a suo dire, sarebbe stata formulata in modo chiaro: l’impossibilità per i parenti dei concorrenti di salire sul palco durante le esibizioni. Un vincolo di questo tipo, quando previsto, mira a evitare che la presenza di figure note o di legami familiari influenzi la percezione del pubblico o introduca elementi estranei alla performance musicale.
Nel suo messaggio, Gassmann interpreta questa prescrizione come una garanzia di equità tra artisti, soprattutto in un contesto ad altissima esposizione mediatica. La critica, in questo senso, non si limita alla singola serata, ma si allarga al principio generale di uniformità nell’applicazione delle regole.
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