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Covid, ritornano le zone rosse: quali regioni rischiano da lunedì 24 gennaio

Con le regole sancite dai nuovi decreti, non ci sono più differenze tra zona bianca e gialla. Anche le norme che devono seguire coloro che abitano in zona arancione sono ormai lievi, per i vaccinati. I contagi comunque in questo periodo restano tanti. Il 24 gennaio, quindi, potrebbe sancire il ritorno della zona rossa nel nostro Paese, a due anni dall’inizio della pandemia.

influenza covid differenze

Il picco è stato finalmente raggiunto

L’occupazione media di posti da parte di pazienti Covid nei reparti di terapia intensiva degli ospedali italiani è stabile, ferma ormai da una settimana, dall’11 gennaio, al 18%, dunque ancora 8 punti percentuali sopra la soglia del 10% considerata critica, secondo gli ultimi dati dell’Agenzia per i Servizi sanitari regionali (Agenas), aggiornati a lunedì 17. Questo quindi rappresenterebbe il picco massimo della curva dei contagi: da ora in avanti quindi ci aspettiamo una diminuzione dei casi, e dunque una discesa della curva.

Se il trend attuale rimarrà invariato, la prossima settimana solo quattro Regioni resteranno in zona bianca: la Basilicata, il Molise, la Sardegna e l’Umbria. La Puglia invece diventerebbe zona gialla. Peggiora invece la situazione in Friuli Venezia Giulia, Piemonte e in Sicilia: queste tre Regioni passeranno dal giallo all’arancione. Queste regioni hanno superato le soglie previste dalla legge per il passaggio nella fascia più rigida: sono oltre il 30% i pazienti Covid ricoverati nei reparti ordinari e oltre il 20% quelli in terapia intensiva.

Quali regioni rischiano la zona rossa da lunedì 24 gennaio?

Zona rossa in questo momento significherebbe: lockdown, coprifuoco, negozi, ristoranti e impianti sciistici chiusi. L’unica regione che ad oggi rischia concretamente la zona rossa è la Valle D’Aosta. “Una tragedia”, ha affermato il presidente della regione Erik Lavevaz, che capiterebbe proprio al centro della stagione turistica invernale. La zona rossa “vorrebbe dire chiudere gli impianti di risalita, in un momento in cui c’è un po’ di ripresa rispetto all’anno scorso”, ha spiegato il governatore. “Abbiamo passato una stagione invernale, la scorsa, con gli impianti chiusi e questo è stato un problema pesantissimo da affrontare, un’altra chiusura adesso sarebbe per noi veramente disastrosa”.

La Valle D’aosta era diventata zona arancione lo scorso lunedì 17 gennaio e ora, con la cifra record di 57,1% di ricoveri nei reparti ordinari e il 24,2% nelle terapie intensive, rischia grosso. Per quanto riguarda gli impianti sciistici, già ora ci sono delle restrizioni: è già scattato il numero chiuso sulle piste. Inoltre, già dal 10 gennaio scorso, per salire è necessario avere il super green pass.

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