Dalle origini nel Veneto alla scelta della Toscana
Nato ad Abano Terme, nell’area dei Colli Euganei, Franco Bernabei si è formato in un territorio storicamente legato alla cultura agricola. Nel corso della sua vita professionale, tuttavia, ha individuato nella Toscana il principale punto di riferimento: si era stabilito a Greve in Chianti, nel fiorentino, dove ha sviluppato una parte centrale delle sue attività e costruito rapporti duraturi con aziende e realtà locali.
Dopo la laurea in Viticoltura ed Enologia all’Università di Padova, aveva maturato un primo passaggio professionale in una realtà storica del comparto. In seguito aveva intrapreso la carriera di consulente in una fase in cui tale figura era ancora relativamente poco diffusa in Italia, contribuendo a consolidarne il ruolo in un’industria in piena trasformazione.
Il suo profilo è stato descritto come caratterizzato da una lettura attenta dei processi produttivi e da un’impostazione scientifica applicata alle scelte in vigna e in cantina. L’obiettivo dichiarato in molti interventi tecnici era quello di interpretare correttamente le condizioni del territorio e del vitigno, mantenendo una coerenza stilistica senza ricorrere a soluzioni uniformanti.
Nel 1993 Bernabei aveva fondato con la moglie Daniela il laboratorio di consulenza Enoproject. La struttura, diventata nel tempo un punto di riferimento per diverse aziende, prosegue oggi attraverso l’attività dei figli Marco e Matteo, entrambi professionisti del settore.
Il contributo al rinnovamento del vino italiano
Nel percorso professionale di Franco Bernabei un ruolo centrale è stato attribuito al lavoro su un vitigno cardine della tradizione enologica italiana, il Sangiovese. Proprio per questa competenza è stato spesso soprannominato “Mister Sangiovese”, definizione che richiama la sua specializzazione nel valorizzare le potenzialità del vitigno in contesti differenti.
La fase storica in cui operò con maggiore visibilità coincide con un periodo di crescita della reputazione dei vini italiani sui mercati esteri. Le aziende puntavano a migliorare la qualità e a definire uno stile riconoscibile, anche attraverso una maggiore precisione nella gestione agronomica, nella selezione delle uve e nelle pratiche di vinificazione.
La sua attività ha riguardato anche etichette e progetti enologici che, nel tempo, sono stati associati ai cosiddetti Supertuscan, vini che segnarono una svolta nella percezione del prodotto italiano fuori dai confini nazionali. In quella fase, molte realtà produttive investirono su sperimentazione, controllo della qualità e definizione di identità aziendale.
Secondo quanto ricordato da chi ha lavorato con lui, il metodo di Bernabei si basava su un principio ricorrente: mettere al centro le caratteristiche del vitigno e del luogo di produzione, evitando la standardizzazione dei risultati. Questa impostazione, nel tempo, è stata considerata una delle leve che hanno favorito produzioni riconoscibili e coerenti con il territorio.

Un’attività estesa a più regioni italiane
Nel corso degli anni, l’attività professionale di Franco Bernabei ha interessato numerose aree del Paese. Il suo lavoro è stato collegato a progetti che vanno dalla Toscana al Friuli Venezia Giulia, passando per Umbria, Sardegna, Sicilia e Veneto. In ciascun contesto, l’approccio veniva adattato alle condizioni climatiche, ai suoli e alle caratteristiche delle varietà coltivate.
La consulenza enologica, soprattutto a partire dagli anni Ottanta e Novanta, ha assunto un peso crescente: alle competenze di cantina si sono affiancate conoscenze agronomiche e di gestione della filiera, con l’obiettivo di rendere più prevedibili e controllabili i risultati. In questo scenario, Bernabei è stato spesso indicato come un riferimento per la capacità di integrare analisi tecnica e attenzione all’identità dei vini.
Il suo contributo viene inserito in un quadro più ampio di evoluzione del settore, segnato dall’affermazione di denominazioni, dal rafforzamento dei consorzi, dall’aumento degli standard qualitativi e da una crescente importanza delle pratiche di tracciabilità e controllo. Il lavoro dei consulenti, in molti casi, ha accompagnato aziende e territori in un percorso di miglioramento continuo.
La scomparsa di Bernabei è stata seguita da numerose testimonianze di vicinanza. Assoenologi, tramite il presidente Riccardo Cotarella, ha espresso il cordoglio per la perdita e ha richiamato il contributo tecnico e professionale offerto nel corso degli anni.
Il cordoglio del settore e i riconoscimenti
Tra i messaggi pubblici ricordati in queste ore, il giornalista Marco Sabellico lo ha definito una figura determinante per alcuni dei vini più rappresentativi del panorama nazionale. Il critico Daniele Cernilli ha richiamato la capacità di coniugare competenza e visione, mentre Leonardo Romanelli ha sottolineato le qualità umane e la disponibilità al confronto.
Un ricordo specifico è arrivato anche da Giovanni Manetti, presidente del Consorzio Vino Chianti Classico e produttore storico, che ha richiamato il lungo rapporto di collaborazione e amicizia maturato nel tempo.
Nel corso della carriera Franco Bernabei ha ottenuto riconoscimenti importanti, tra cui l’Oscar del Vino come miglior professionista della sua categoria. Al di là dei premi, la sua eredità è descritta soprattutto come un patrimonio di metodo e competenze che ha contribuito a orientare la viticoltura italiana moderna, influenzando pratiche e approcci in più contesti produttivi.
I funerali si terranno lunedì 6 luglio alle ore 15.30 nella chiesa di Santa Croce a Greve in Chianti, dove colleghi, amici e appassionati potranno dargli l’ultimo saluto.