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Orrore in Italia, pensionato ucciso e fatto a pezzi: svelata l’identità del killer

A un mese dal macabro ritrovamento dei resti di Shefki Kurti, le indagini sono arrivate a una svolta. Finalmente è stata svelata l’identità del killer del pensionato albanese di 72 anni ucciso, fatto a pezzi e gettato nel fiume Adigetto in sacchi di plastica, a Badia Polesine, in provincia di Rovigo. I resti della vittima erano stati rinvenuti lo scorso 28 luglio da alcuni addetti alla pulizia degli argini del fiume. Fin da subito, gli inquirenti del Reparto Operativo del Comando Provinciale di Rovigo, guidati dal Tenente Colonnello Umberto Carpin, hanno focalizzato le indagini sulla famiglia della vittima e l’assassino è proprio uno di loro. (Continua a leggere dopo la foto)

Orrore in Italia, pensionato ucciso e fatto a pezzi: svelata l’identità del killer

Svolta nel caso dell’omicidio di Shefki Kurti, il pensionato residente a Badia Polesine, in provincia di Rovigo, ucciso e fatto a pezzi per poi essere gettato nel fiume Adigetto in sacchi di plastica. Nelle scorse ore i Carabinieri hanno arrestato la moglie del 72enne, la 68enne Nadire Kurti, con le pesantissime accuse di omicidio volontario aggravato e distruzione e soppressione di cadavere. La signora, fermata sabato scorso a seguito del ritrovamento di alcune tracce ematiche all’interno della sua abitazione, nel corso di un interrogatorio è crollata e ha collaborato con gli inquirenti, ammettendo le proprie responsabilità.

Ora nei confronti della donna è stato emesso l’ordine di custodia cautelare nel reparto di psichiatria dell’ospedale di Rovigo, dove si trova piantonata. Era stata ricoverata lo scorso 12 agosto per disturbo delirante di personalità. La Procura ha disposto nei prossimi giorni alcuni accertamenti con il fine di verificare lo stato mentale della 68enne. (Continua a leggere dopo la foto)

Una storia da film dell’orrore

La moglie di Shefki Kurti avrebbe confessato alle Forze dell’Ordine di averlo ucciso  con un accetta, poi di averlo fatto a pezzi e infine di aver gettato i resti chiusi in sacchetti nel canale Adigetto. La vittima era arrivata in Italia insieme alla moglie Nadire nel 1991 e aveva iniziato a lavorare come manovale. Inizialmente la coppia, che aveva due figli, era andata ad abitare a Villanova del Ghebbo. Successivamente si era trasferita a Badia Polesine, in provincia di Rovigo.

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