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Vertice Nato di Ankara, tentativo di disgelo con Washington. La presidente del Consiglio: “Con Trump rapporti sereni”

Giorgia Meloni al vertice Nato ad Ankara durante la cena dei leader

Ad Ankara, a margine del vertice della Nato, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha preso parte alla cena dei leader dell’Alleanza sedendo allo stesso tavolo del presidente degli Stati Uniti Donald Trump e del presidente turco Recep Tayyip Erdogan. La collocazione, riferita da fonti presenti, è stata letta come un segnale di attenzione verso il dialogo tra alleati in una fase segnata da dossier di sicurezza e da un intenso confronto sulle spese per la difesa.

Alla fine della serata, interpellata dai cronisti sull’eventualità di un chiarimento con Trump, Meloni ha risposto in modo sintetico, confermando il tono dell’incontro: «Rapporti cordiali». In un ulteriore scambio con i giornalisti, la presidente del Consiglio ha ribadito lo stesso concetto con un’espressione analoga: «Rapporti sereni».

Secondo quanto riportato, allo stesso tavolo sedevano anche il cancelliere tedesco Friedrich Merz, accompagnato dalla moglie Charlotte, il presidente francese Emmanuel Macron con la consorte Brigitte e il primo ministro britannico Keir Starmer. La presenza di alcuni dei principali leader europei ha evidenziato l’intreccio tra relazioni transatlantiche, coordinamento europeo e il ruolo della Turchia come attore chiave nelle dinamiche regionali.

La cena si è svolta nel contesto di un vertice in cui l’Alleanza ha discusso sia le priorità operative sia la tenuta del sostegno all’Ucraina, mentre sullo sfondo restano le frizioni legate alla ripartizione degli oneri e agli impegni militari in scenari extra-europei. Nel corso della giornata, dalle dichiarazioni pubbliche è emersa anche la richiesta statunitense di un contributo più incisivo da parte degli alleati.

Le parole di Meloni e il confronto con Washington

Le domande rivolte a Meloni al termine dell’evento si sono concentrate sulla possibilità che vi fosse stato un confronto diretto con Trump dopo settimane in cui l’agenda internazionale ha posto al centro la cooperazione tra alleati e la gestione delle crisi. La presidente del Consiglio non ha fornito dettagli su eventuali colloqui specifici, limitandosi alle formule «Rapporti cordiali» e «Rapporti sereni», senza aggiungere ulteriori elementi sul contenuto delle conversazioni.

Per la presidenza del Consiglio, l’appuntamento di Ankara rientra nel più ampio quadro di interlocuzioni con gli Stati Uniti e con i partner europei all’interno della cornice Nato. La disposizione al tavolo, insieme alla presenza di altri leader, ha fatto da cornice a un momento di diplomazia informale che tradizionalmente accompagna i lavori dei summit.

La Turchia, Paese ospitante e membro dell’Alleanza, mantiene un ruolo rilevante nelle questioni mediterranee e mediorientali, oltre che nella gestione di corridoi strategici e nel dialogo con attori regionali. In questo contesto, la presenza di Erdogan accanto a Trump e Meloni ha rafforzato l’attenzione sui rapporti tra Washington e Ankara e sulle implicazioni per gli equilibri interni della Nato.

Trump rilancia sulla Turchia e chiama in causa gli alleati europei

Nel corso della giornata, Trump ha rilasciato dichiarazioni che hanno avuto eco tra le delegazioni. Il presidente statunitense ha sottolineato che con la Turchia gli Stati Uniti hanno «ottimi rapporti», aggiungendo che sarebbero «perfetti» e rimarcando che Ankara sarebbe stata «molto più leale di tanti altri Paesi».

Trump ha inoltre richiamato il tema degli investimenti nella Nato e della partecipazione degli alleati agli sforzi condivisi. In questo quadro, ha citato Italia, Germania, Francia e Regno Unito affermando che avrebbero «rifiutato» di aiutare gli Stati Uniti nella guerra contro l’Iran, aggiungendo: «Stavo mettendo alla prova gli alleati».

Rispondendo a una domanda sulla possibilità di fornire aerei F-35 alla Turchia, Trump ha dichiarato: «È più leale di altri paesi. È qualcosa che consideriamo di sicuro». Parole che hanno riacceso l’attenzione su uno dei dossier più delicati dell’Alleanza, sia sul piano militare sia su quello industriale.

L’Air Force One è atterrato in Turchia nella mattinata del summit. Secondo il programma ufficiale, Trump aveva in agenda incontri bilaterali con Erdogan, con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e con il presidente siriano Ahmed al-Sharaa, colloqui ritenuti strategici per i principali dossier internazionali.

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