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Omicidio Liliana Resinovich, arriva il risultato dell’esame tossicologico: cosa è emerso

Proseguono le indagini sulla morte di Liliana Resinovich, pensionata di 63 anni scomparsa il 14 dicembre 2021. Di recente era stato disposto un esame tossicologico per cercare di capire se la donna avesse assunto sostanze prima di morire. Proprio nelle ultime ore è giunto il risultato dell’esame. In questo articolo vi spieghiamo cosa è emerso dall’esame tossicologico. (Continua dopo la foto…)

liliana resinovich

Il caso Liliana Resinovich

Il caso di Liliana Resinovich ha monopolizzato l’attenzione dell’opinione pubblica. La donna è scomparsa il 14 dicembre 2021 e l’allarme è stato lanciato dal fratello, allarmato dal fatto che il marito non la vedesse da qualche ora. Il corpo di Liliana è stato ritrovato qualche giorno dopo nel boschetto dell’ex Ospedale Psichiatrico di San Giovanni. Il corpo è stato poi riconosciuto dal fratello. Dopo la morte di Liliana è stata aperta un’inchiesta per omicidio. La causa della morte, infatti, sarebbe per soffocamento. Il corpo di Liliana è stato ritrovato in due grandi sacchi neri, mentre la testa avvolta in due sacchetti di nylon trasparenti.

Nonostante il corpo di Liliana non riporti alcun segno di violenza, percosse o di abuso sessuale e quindi non faccia pensare ad un omicidio, la Procura vuole vederci chiaro. Gli inquirenti, infatti, credono che il cadavere possa esser stato portato sul luogo del ritrovamento in un momento successivo alla morte. Le indagini si sono concentrate soprattutto sul marito di Liliana, Sebastiano Visentin. La mattina della scomparsa, Liliana pare avesse un appuntamento con Claudio Sterpin, 82enne con il quale sembra intrattenesse una relazione da tempo. Secondo quanto è emerso dalle indagini, Liliana avrebbe voluto lasciare suo marito per intraprendere a tutti gli effetti una storia d’amore con Sterpin. (Continua dopo la foto…)

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liliana resinovich

L’esito dell’esame tossicologico

Sono arrivati i risultati dell’esame tossicologico su Liliana Resinovich. La donna non ha assunto nessuna sostanza prima di morire. È quanto emerge dai risultati dell’esame, i quali attestano che la donna non ha assunto “sostanze xenobiotiche, droghe e farmaci, che possano aver cagionato il decesso”. L’esame era stato disposto dalla Procura di Trieste per capire se la donna appunto avesse assunto sostanze prima di morire. “Pertanto” – si legge in una nota firmata dal procuratore capo Antonio De Nicolo – “il quadro investigativo non è mutato”. Le indagini proseguono, ma al momento non è stato trovato alcun elemento che possa avvalorare l’ipotesi dell’omicidio.

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