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Fedez, diffusi gli audio con lo psicologo: “È rischioso”

Sono passati quasi tre mesi dall’operazione a cui Fedez si è sottoposto per asportare un cancro al pancreas. Una ferita profonda nella vita del rapper, che spesso torna con la mente a quei drammatici momenti in ospedale. Il cantante ha deciso di pubblicare nelle storie di Instagram alcuni pensieri e soprattutto gli audio della seduta dalla psicologo fatta il giorno stesso della diagnosi. “Non voglio morire, non voglio morire, ho paura che i miei figli non si ricorderanno neanche di me”, sono alcune delle parole pronunciate tra le lacrime e i singhiozzi dal marito di Chiara Ferragni. Una scelta quella di rendere pubblici i momenti privati di dolore che non è passata in sordina. A commentarla anche Nicola Zamperini, massmediologo, autore di “Manuale di disobbedienza digitale”, intercettato da «Leggo». (continua a leggere dopo le foto)

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Fedez, diffusi gli audio con lo psicologo: “È rischioso”

Come si può considerare la decisione di Fedez di postare gli audio in lacrime dell’incontro avuto con lo psicologo? «Mi pare in linea con i comportamenti che Fedez ha avuto nel recente passato. Rientra nel suo modo di condividere momenti e passaggi importanti della vita, inclusa la malattia appunto, con un pubblico molto ampio, per sentirne la partecipazione. La questione si complica se è una persona comune a decidere di adottare un simile atteggiamento», ha detto il massmediologo Nicola Zamperini. «Non è scontato che le reazioni dei follower siano le stesse e che si sia in grado di gestirle. Potrebbero esserci silenzi. Sappiamo bene che le risposte ad alcuni post sono pari a zero, quindi si potrebbe non ricevere il conforto sperato. Oppure, ci potrebbero essere critiche. Fedez è un personaggio pubblico ed è allenato a fronteggiare tale tipo di situazioni, ma una persona comune potrebbe trovarsi in difficoltà», ha aggiunto l’esperto. (continua a leggere dopo le foto)

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“Credo davvero che Fedez abbia condiviso i suoi audio in buona fede”

Si è andati ben oltre la sfera dell’intimità, tanto che viene da chiedersi se il concetto di privacy esista ancora: «Quello tra paziente e analista è uno dei momenti più intimi e personali, rientra in una linea di confine che ormai è stata abbondantemente superata. Nel corso degli ultimi anni, moltissime persone hanno rappresentato, sui social, porzioni di vita sempre più ampie», ha detto sempre a «Leggo» Zamperini. Alla domanda “L’esempio di Fedez può, in un certo senso, essere ‘rischioso’?”, il massmediologo ha replicato fermo: «Credo davvero che Fedez abbia condiviso i suoi audio in buona fede per dare forza a chi sta vivendo ciò che è capitato a lui. L’intenzione è buona, ma diventa rischiosa se viene imitata. Quanti si trovano in una situazione come quella che il cantante ha sperimentato possano trovare conforto nella sua condivisione ma, lo ripeto, adottare lo stesso comportamento, per di più in una condizione di fragilità come quella della malattia, può portare a risultati ben diversi». (continua a leggere dopo le foto).

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Per il presidente della Società Italiana di Psichiatria “un atto di coraggio”

Massimo Di Giannantonio, presidente della Società italiana di psichiatria, ha definito quanto fatto da Fedez un “atto di coraggio”. «Un atto che rappresenta una condivisione del dolore ma anche, e soprattutto, una forma del tutto particolare di ‘educazione sanitaria’ nei confronti di altri malati che, al contrario di un personaggio come Fedez, pur vivendo la stessa situazione possono avere meno strumenti per elaborare l’impatto e le conseguenze psicologiche della malattia che si trovano a dover affrontare», ha chiarito. (continua a leggere dopo le foto)

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Fedez e gli audio dello psicologo diffusi: la scelta divide

E ancora: «Fedez nel suo essere personaggio pubblico, ha avuto il coraggio di rendere pubbliche e visibili le proprie emozioni, che sono emozioni comuni a tutti coloro che ricevono notizie di questa drammaticità. E l’idea di mettere al corrente il grande pubblico che si possono avere emozioni estreme, e definire tali reazioni come potenzialmente comuni, è un fatto che implica una ‘educazione’ dell’opinione pubblica stessa e, al tempo stesso, il messaggio che viene lanciato è che superato il primo impatto con la malattia tutto può concorrere a ridimensionare e controllare l’esito drammatico della notizia ricevuta», le conclusioni di Massimo Di Giannantonio.

 

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