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Fedez, parla il chirurgo che l’ha operato: cosa dovrà affrontare ora

Fedez ha affrontato con coraggio la difficile diagnosi ricevuta dieci giorni fa. Tumore al pancreas. Il cantante si è operato per rimuovere il cancro e ieri, giovedì 31 marzo, ha fatto ritorno dalla sua famiglia. Repubblica ha intervistato Massimo Falconi, il primario di Chirurgia del pancreas al San Raffaele di Milano che ha operato Fedez. Il chirurgo ha spiegato come sarà il prossimo futuro del rapper.

Fedez malattia

Fedez torna a casa dopo l’operazione

Il rapper ieri, 31 marzo, ha lasciato l’ospedale, dove aveva trascorso un periodo di convalescenza dopo l’intervento chirurgico al pancreas. Fedez ha pubblicato un messaggio sui social. “Grazie a voi che mi avete letteralmente salvato la vita, che mi avete accompagnato e accudito in questi giorni che non sono stati semplici ma che dall’altra parte mi hanno restituito una nuova prospettiva da cui affrontare la vita. Grazie al Prof. Falconi e a tutto il suo incredibile staff”. Insieme alla dedica, due foto insieme alla famiglia.

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Fedez malattia, ecco cosa lo aspetta

Il primario di Chirurgia del pancreas al San Raffaele di Milano, Massimo Falconi ha rilasciato un’intervista a Repubblica. Quale sarà il prossimo passo del cantante? Il chirurgo ha spiegato l’approccio usato con Fedez e ha parlato di alcuni aspetti della malattia. “La storia di Fedez ha dato speranza a tante persone e dimostrato l’importanza di una diagnosi precoce”. Non è detto però che l’approccio della chirurgia sia risolutivo. Cosa succede quando l’intervento non riesce ad eliminare tutto il tumore? “Un esempio classico è quello di un tumore al pancreas che presenta anche delle metastasi epatiche non completamente asportabili – ha spiegato il medico -. In questo caso, si può intervenire rimuovendo il tumore pancreatico ‘primitivo’ in modo da confinare la malattia residua al solo fegato”.

Succede spesso che alcuni pazienti abbiano recidive anche se l’intervento ha avuto un esito positivo. “In generale, il percorso di cura di queste neoplasie non si esaurisce mai con il solo intervento chirurgico: i controlli, nel tempo, sono e rimangono fondamentali. La loro frequenza varia a seconda della ‘cattiveria’ che il tumore dimostra sulla base dell’esame istologico e di alcuni parametri patologici”. Massimo Falconi ha suggerito caldamente di eseguire periodicamente i controlli. “All’inizio sono sempre ogni sei mesi. Poi possono diradarsi ed avere un intervallo annuale. Il messaggio, quindi, è che è possibile tornare alla propria vita, non abbandonando però i controlli che permettono, in caso, una diagnosi precoce di ripresa di malattia”.

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