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Lutto nel mondo del calcio: addio a Roberto Boggi

È morto Roberto Boggi, ex arbitro internazionale che ha sempre cercato la giustizia nel suo mondo. Boggi era contrario a tutti i calciatori che fingevano un infortunio per ottenere un rigore. L’uomo fino all’ultimo combatté per difendere l’immagine degli arbitri onesti e per attaccare chi minava la trasparenza del settore. Boggi era malato da tempo ed è morto ieri, venerdì 30 dicembre 2022, all’età di 77 anni.

Roberto Boggi è morto

Roberto Boggi è morto, addio all’ex arbitro di serie A

“Io sono malato e non so neanche quanto tempo mi resta”, aveva detto l’arbitro nel febbraio del 2020, consapevole che la malattia lo avrebbe piano piano portato via. Boggi se n’è andato all’età di 67 anni. L’uomo ha fatto tanto per difendere la categoria degli arbitri: ha scritto lettere e denunce che hanno fatto rumore, per tre volte ha sbattuto la porta dell’Aia, combattendo soprattutto il suo grande nemico Nicchi, ex presidente prima dell’elezione di Trentalange (a sua volta ora dimessosi).

La sua carriera ebbe inizio nel 1988. Nel 1990 gli fu assegnato il Premio “Giorgio Bernardi” come miglior giovane arbitro debuttante in A. Nel 1996 divenne internazionale e lo fu fino al 1999 quando decise di chiudere la carriera con un anno di anticipo. Boggi è stato un innovatore ma anche una spina nel fianco del mondo arbitrale: fece di tutto per quello che lui credeva giusto.

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Addio a Roberto Boggi: è morto ieri

Le battaglie di Boggi

La cosa che l’arbitro odiava in assoluto erano i simulatori. “Io li prendevo così. Che so, dopo un tuffo: ‘Com’è l’acqua, fredda o calda?’, ‘e mica sei un biscotto, alzati’. Cose del genere. Ridevano pure loro, capivano. Avevamo tutti la testa sgombra – ha raccontato Boggi come riporta Virgilio.it -. Mi ricordo un anno, quello delle famose polemiche su Oliveira del Cagliari che fu definito il ‘tuffatore’. Capitò proprio la settimana dopo l’ennesima baraonda: vado a Cagliari, dopo due minuti Oliveira cade in area. Fischio il rigore e tutti mi guardano come sorpresi. Sorrido pure io e dico: ragazzi, niente piscina, stavolta è rigore”.

Nel calcio gli arbitri spesso vengono visti come i personaggi severi ai quali attribuire la colpa se la squadra del cuore non ha vinto la partita. Boggi è sempre stato favorevole a dar parola agli arbitri. “Lo sostenevo da anni. Meglio spiegare, confrontarsi, non chiudersi a riccio. Eviterei però subito dopo la partita, meglio il giorno dopo, a mente sgombra. Serve però un altro approccio, anche dell’altra parte. Se si ammette un errore non si può rinvangare o scavare nel passato, solo perché magari una squadra ha perso lo scudetto. Cosa c’entra? Se l’attaccante sbaglia due gol a porta vuota con chi prendersela? Anche l’errore arbitrale fa parte del gioco”. Questo il suo pensiero.

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