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Killer delle prostitute Prati, il criminologo Lavorino: «Si tratta di un soggetto disancorato dalla realtà»

SOCIAL. Si ipotizza sul killer delle prostitute di Prati. Ancora, gli inquirenti, non hanno comunicato alcuna pista ma il criminologo Carmelo Lavorino prova a dare una spiegazione. «Il killer ha ucciso per la perdita del controllo e in preda all’esecuzione di un personalissimo progetto omicidiario, come se obbedisse ad una sola logica: questi delitti hanno quindi un’unica causa concatenante».

Killer delle prostitute: la vicenda

Nella mattinata del 17 novembre 2022 nel quartiere di Roma Prati, sono stati rivenuti tre cadaveri. Erano quelli di tre donne, trovati a pochi metri di distanza l’una degli altri. Le vittime sono due donne asiatiche sulla quarantina, con ogni probabilità cittadine cinesi, e una cittadina colombiana di 65 anni: tutte e tre lavoravano come prostitute e state accoltellate. Le indagini sono in corso, intanto che si aspettano le autopsie si prova a capire chi possa essere stato ma sopratutto cosa abbia spinto una persona a cosi tanta atrocità.

Si pensa al movente del Killer

Roma, si sveglia il 17 novembre sotto shock. La notizia del ritrovamento dei tre cadaveri spiazza ed è subito caccia all’uomo. Intanto che le indagini proseguono a pieno regime si ipotizza sul movente. Il killer delle prostitute del quartiere Prati potrebbe aver ucciso per una “vendetta sessuale” che si può diramare in due differenti moventi. Il primo potrebbe essere un triplice omicidio dovuto ad un attacco di psicosi, visto che l’atto è avvenuto durante un rapporto sessuale in tutti e tre i casi. Altra ipotesi potrebbe essere una reazione omicida dovuta al rifiuto delle donne. Magari il killer aveva avanzato delle pratiche sessuali estreme e le donne non hanno accettato.

Killer del Prati: parla un criminologo

«Il killer ha ucciso per la perdita del controllo e in preda all’esecuzione di un personalissimo progetto omicidiario, come se obbedisse ad una sola logica: questi delitti hanno quindi un’unica causa concatenante – spiega il criminologo Carmelo Lavorino – Si tratta di un soggetto disancorato dalla realtà, che ha punito la prima vittima (la prostituita colombiana) forse perché precedentemente deriso per microfallia o per impotenza, oppure perché rifiutato per le improponibili avances sessuali, o ancora per punire le “donne peccatrici venditrici del proprio corpo”. La seconda e la terza vittima (le due cinesi) sono state uccise per contiguità, perché facenti parte della categoria da “punire ed eliminare”. L’unicità del modus operandi, la tipologia delle ferite mortali e dell’arma legano i tre omicidi, attuati da un soggetto vendicatore, missionario, ripulitore, riparatarore di torti immaginari e di profonde ferite narcisitiche, disorganizzato, impulsivo, ansioso». «È uno spree killer, un assassino multiplo-compulsivo, preda di un’orgia assassina, una baldoria psichica, che ha ucciso più persone in tempi ristretti. Ha lasciato troppe tracce che se ben lette lo faranno individuare, prime fra tutte quelle telefoniche-telematiche e visive, poi le biologiche e dattiloscopiche – precisa Lavorino -. Non si preoccupano di lasciare indizi o di essere scoperti, poiché non hanno visione del proprio futuro. L’Fbi classificò gli assassini multipli come serial killer, spree killer e mass killer».

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