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Matteo Messina Denaro, le prime parole che ha pronunciato in carcere

Matteo Messina Denaro, le prime parole dal carcere. Matteo Messina Denaro è stato finalmente arrestato dai carabinieri del Ros, dopo 30 anni di latitanza, nella giornata di lunedì 16 gennaio 2023. Diventato il numero uno di Cosa Nostra in seguito all’arresto prima di Totò Riina e poi di Bernardo Provenzano, Matteo Messina Denaro era ricercato dal 1993 per associazione di tipo mafioso, omicidio, strage, devastazione, detenzione e porto di materie esplodenti, furto ed altro. il boss mafioso resterà in carcere per il resto dei suoi giorni.

Matteo Messina Denaro, le prime parole che ha detto in carcere
Matteo Messina Denaro, le prime parole dal carcere

Matteo Messina Denaro, le prime parole dal carcere

“Fino a stanotte ero incensurato. Poi non so che è successo”. Queste le prime parole che Matteo Messina Denaro ha pronunciato una volta che si è trovato nel supercarcere Le Costarelle a L’Aquila. Gli agenti stavano procedendo con la compilazione della scheda anagrafica. Mentre alla domanda sulla residenza ha sorriso. “Non ne ho mai avuta una”, ha risposto.

Il boss dovrà passare il resto dei suoi giorni in carcere in una cella, quattro metri per tre e senza fornello per il cibo, in regime 41 bis. In un’altra cella, adibita ad infermeria, sarà sottoposto a chemioterapia. Perché ha affermato di essere incensurato? Secondo Il Fatto Quotidiano, il carcerato voleva sottolineare che quella era la sua prima volta in carcere. A differenza di altri come Totò Riina e Bernardo Provenzano, che avevano trascorso già da giovani notti in cella.

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“Non collaborerò mai”

L’ormai ex latitante arrivato in carcere ha rifiutato di mangiare e non ha chiesto giornali e libri. Gli altri detenuti sono sicuri di un fatto: “Se lo sono venduto”. In ogni caso, Messina Denaro è stato molto chiaro riguardo ad una possibile collaborazione con lo Stato. “Non voglio collaborare”, è il senso di quello che ha detto al procuratore Maurizio De Lucia e all’aggiunto Paolo Guidi.

Intanto, l’uomo che gli faceva da prestanome, Andrea Bonafede, ha ammesso di aver comprato la casa nel centro abitato di Campobello di Mazara in vicolo San Vito (ex via Cv31) dove il latitante viveva da tempo. “Mi ha dato 20mila euro”, ha raccontato ai il geometra di Campobello, ora indagato per associazione mafiosa. Gli inquirenti ora dovranno interrogare il medico Alfonso Tumbarello e il commerciante di olive Giovanni Luppino. Il primo è attualmente indagato. Aveva in cura il capomafia a cui prescriveva cure e farmaci intestando le ricette a Bonafede. Ma il vero geometra lo conosceva bene da anni, visto che anche lui era suo paziente. Il secondo è agli arresti con l’accusa di favoreggiamento e procurata inosservanza della pena. Oggi comparirà davanti al Gip per l’udienza di convalida.

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