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Gas, svelato il piano di emergenza: due gradi in meno in casa e non solo

Due gradi in meno nelle case e regole severe per le imprese: sarebbe questo il piano di razionamento messo a punto dal governo per affrontare la crisi energetica che incombe sul Paese per via del taglio delle forniture di gas da parte di Mosca. Il timore è che in futuro possa esserci una interruzione totale dei rifornimenti o un’altra impennata nei prezzi. In quel caso purtroppo l’unica soluzione possibile è quella che comporterebbe il razionamento dei consumi di famiglie e imprese. Un fatto che porterebbe ad un abbassamento della domanda di metano e dunque ad una eventuale riduzione dei prezzi. (continua a leggere dopo le foto)

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Gas, svelato il piano di emergenza: due gradi in meno in casa e non solo

Di fronte alla possibilità che i russi chiudano definitivamente il rubinetto, mettendo così un freno alle forniture di gas, oppure che i prezzi salgano ancora, tutta Europa si sta attrezzando verso quella che appare l’unica soluzione praticabile, almeno per il prossimo inverno, vale a dire razionare i consumi di famiglie e imprese. (continua a leggere dopo le foto)

Il piano del governo Draghi: tre livelli di emergenza

Come rivela «Repubblica» “sulla strada dei risparmi e dei razionamenti si sta avviando anche l’Italia. A cominciare dal coinvolgimento dell’amministrazione pubblica, del terziario, nonché ovviamente delle famiglie. È la soluzione preferita da Confindustria, che chiede al Governo di salvaguardare le imprese, in particolare le energivore”. Il piano di Draghi, come spiega il quotidiano, prevede tre diversi livelli di emergenza, a seconda della disponibilità di gas. Alcune in verità sono già scattate: negli uffici pubblici le temperature non possono essere superiori ai 19 gradi durante l’inverno e inferiori ai 27 gradi d’estate. Ma potrebbero entrare in vigore misure anche più severe. (continua a leggere dopo le foto)

Crisi gas ed energia: cosa comporta il terzo livello di emergenza

Il terzo livello di emergenza prevederebbe, ad esempio, che nelle abitazioni le temperature dei termosifoni vengano ridotte di due gradi, limitando anche l’orario di accensione. Ai Comuni potrebbe essere chiesto di ridurre l’illuminazione pubblica nelle strade e sui monumenti fino al 40% dei consumi totali. Gli uffici pubblici potrebbero chiudere in anticipo. Il governo inoltre potrebbe chiedere ai negozi di abbassare le saracinesche entro le 19. I locali non potrebbero restare aperti oltre le 23. Uno scenario decisamente allarmante. Leggi anche l’articolo —> Bonus fino a 8500 euro per risparmiare sulla bolletta dell’energia: come funziona

 

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