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“Ho rischiato di essere ucciso”. Alberto Angela, il drammatico racconto

Alberto Angela, figlio di Piero, famoso conduttore televisivo e divulgatore scientifico, si è lasciato andare in un’intervista ad un racconto veramente da brividi. Il noto giornalista e conduttore televisivo ha rischiato di essere uscito. Le sue parole hanno letteralmente spiazzato i suoi fan. Pochi, infatti, conoscevano questa storia da brividi. (Continua dopo la foto…)

Chi è Alberto Angela

Alberto Angela è uno dei giornalisti e conduttori televisivi più amati dal pubblico italiano. Il suo successo, però, non si esaurisce solamente nel nostro paese, visto che è conosciuto e stimato in tutto il mondo. Egli è il figlio di Piero Angela, anche lui storico conduttore televisivo e divulgatore scientifico. È nato a Parigi l’8 aprile del 1962, ha 59 anni e “da grande” ha deciso di seguire le orme del padre, sia in ambito scientifico che televisivo. Ha esordito come conduttore per la Televisione Svizzera Italiana, ma poi è approdato in Rai. Durante la sua carriera nella rete pubblica ha condotto solamente programmi di maggior successo, come “Superquark“, “Passaggio a Nord Ovest“, “Ulisse – Il piacere della scoperta” e “Meraviglie – La penisola dei tesori“. (Continua dopo la foto…)

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Il racconto da brividi

In un’intervista rilasciata a “Di Più”, il noto giornalista e conduttore televisivo si è lasciato andare ad un racconto da brividi. Alberto Angela ha parlato di quando è stato sequestrato insieme ad una troupe della Rai in Niger. “Quindici ore da Arancia meccanica, da condannati a morte – racconta il figlio di Piero Angela – Siamo stati picchiati, minacciati, derubati di tutto: attrezzature, soldi, fedi nuziali, orologi, cellulari, bagagli. – continua – Sempre sul filo di una tortura psicologica. Ho temuto davvero di non rivedere più mia moglie”. L’episodio risale al 2002, quando il conduttore si trovava in Africa per girare la puntata di Ulisse. L’evento ovviamente l’ha segnato profondamente, visto che sia lui che la sua troupe sono stati presi a calci e pugni. “Ci chiedevano hashish, poi alcol, soldi, ci domandavano se fossimo spie. Giocavano con noi, terrorizzandoci”, ha poi aggiunto Alberto Angela. L’esperienza da dimenticare è durata una notte, visto che poi sono stati liberati il mattino seguente. Un evento che per fortuna è finito nel migliore dei modi e che ha potuto raccontare una volta tornato in Italia.

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