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Gerry Scotti svela i suoi tre grandi rammarichi: non l’aveva mai detto prima

È senza dubbio uno dei conduttori tv più amati. Stiamo parlando di Gerry Scotti, che in un’intervista al «Corriere della Sera» si è definito un ragazzo fortunato. Ha cominciato con la radio, poi il passaggio alla televisione, che gli ha regalato un’immensa popolarità. «Facevo la radio e mi sembrava il massimo. Sentiamo Linus da 30 anni: se non avessi preso la mia strada, oggi sentireste lui e me, perché quello volevo fare, la radio». La svolta con il piccolo schermo: «Cecchetto si è preso la briga per primo di dirmi che quello che facevo in radio potevo farlo, allo stesso modo, in tv: aveva inventato la radio visione con Deejay television . Mi sembrava il massimo allargamento della mia professionalità: lo vivevo come una protesi, come un abusivismo che prima o poi avrei condonato. Non vedevo l’ora di tornare a fare solo e soltanto la radio». Nel corso della chiacchierata Gerry Scotti ha detto la sua anche sulla politica italiana e la premier Meloni. Leggi anche l’articolo —> Amazon tax, in cosa consiste la tassa sulle consegne pensata da Meloni

Gerry Scotti Meloni

Gerry Scotti svela i suoi tre grandi rammarichi: non l’aveva mai detto prima

Non si era mai immaginato presentatore: «Ero un ragazzino timido. Se c’era la recita di fine anno non alzavo certo la mano per partecipare, nemmeno per presentare, quindi dire che ce l’avevo nel dna sarebbe raccontare una frottola. Quando avevo 12 anni mio zio Paolino mi regalò il magnetofono geloso, per registrare le canzoni che passavano in radio: era il nostro Spotify. Quando ho sentito per la prima volta la mia voce registrata con quello strumento mi ha dato un tale fastidio che ho cancellato il nastro». È stato tutto un crescendo per Gerry Scotti: «In tv conducevo programmi musicali. Un giorno, nel parcheggio di Mediaset incontro Fatma Ruffini, la signora della tv. Mi guarda e mi dice: “Ti devo parlare; domani alle 11 in ufficio da me”. Una volta lì, mi chiede: “Sei contento di fare quello che fai?”. “Non mi sembra vero signora”, rispondo. Ma lei fa cenno di no con il dito e dice: “Tu sei adatto per essere formato famiglia: l’anno prossimo condurrai Il gioco dei Nove». (continua a leggere dopo le foto)

Gerry Scotti Meloni
Gerry Scotti Meloni

Dalla radio alla tv: “Non avevo idea che sarebbe diventato il mio lavoro”

E non era felice di lavorare in tv all’inizio: «È un po’ come se a uno che oggi conduce X Factor dicessero di andare a fare il giochino tv delle sette di sera. Ma anche per Vianello ero la persona giusta. Per me era una notizia ferale: non mi sentivo all’altezza, non mi sentivo nel ruolo. Non avevo idea, quando sono entrato in quello studio, che per 35 anni sarebbe diventato il mio lavoro, la mia vita e il modo in cui tutti gli italiani mi hanno conosciuto». Gerry Scotti oggi è sereno, ama ciò che fa. Rammarichi? «Due. Enzo Garinei, sapendo che il mio mito è Johnny Dorelli, mi chiese di fare un grande Aggiungi un posto a tavola . Mi pareva una cosa enorme e non ho avuto nemmeno il coraggio di rispondergli, non me lo perdono. Un altro grande che si era inventato una cosa per me era Bud Spencer: avrei pagato, anche in quel caso, per accettare ma erano proposte che mi avrebbero portato via mesi, come potevo? Però non ho nulla di cui mi vergogno o che non rifarei», ha svelato Gerry Scotti al «Corriere della Sera». Oltre la politica… (continua a leggere dopo le foto)

Gerry Scotti Meloni

Gerry Scotti svela i suoi tre grandi rammarichi, poi l’appello a Giorgia Meloni

A proposito della politica, Gerry Scotti ha detto: «Quando ho accettato di essere il candidato dei giovani socialisti di Milano, senza essere iscritto al partito, non pensavo di prendere 10mila voti. Come non pensavo che non mi dessero niente da fare, cosa che mi lasciava sgomento. Se nella mia carriera sento di aver ricevuto molto perché ho dato molto, nella mia esperienza politica ho ricevuto poco perché ho dato poco. Poi, per dieci anni non sono più andato alle assemblee di condominio e non ho più votato. Ero disgustato». Oggi ha ripreso a votare: «Mi restano i famosi mille euro di pensione a cui voglio rinunciare: l’ho già detto a tre presidenti del consiglio e lo dirò anche a Giorgia Meloni. Mi suggeriscono di darli in beneficenza: c’ero arrivato. Ma vorrei non essere costretto a ritirarli. Da quando ne parlo sa quanti altri ex onorevoli mi hanno scritto per unirsi a questa idea? Zero». Leggi anche l’articolo —> Ondata di critiche a Meloni per la figlia al G20, Formigli commenta: «Bufala colossale»

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