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Carlo Verdone, La barzelletta del cinese in coma

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SOCIAL. La divertentissima barzelletta del cinese in coma tratta dall’omonimo film di Carlo Verdone. La pellicola parla di un agente che aiuta attrici e fantasisti a sbarcare il lunario. In molti oltre alla trama ricorderanno la fantastica barzelletta che lo stesso Carlo racconta proprio alla fine del film. Eccola.

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Carlo Verdone in ‘C’era un cinese in coma

Parabola discendente sull’avidità di guadagno che corrompe il talento, ‘C’era un cinese in coma‘, è probabilmente il più sottovalutato tra i film della filmografia di Carlo Verdone. Uno dei primi comici cinematografici rimasti in Italia, di vero talento, dai tempi di Sordi. Verdone, in questo film gioca sui suoi soliti stereotipi che sei sviluppano negli ambienti da cabaret, nell’ideale di ‘romanaccio’ puro e la difficile ambientazione familiare. Pellicola importante anche per Beppe Fiorello, che con questo film fa il suo esordio mostrando la simpatia e il talento comico. Per concludere, il titolo del film fa riferimento ad una battuta raccontata all’inizio da Niky ad Ercole, quando lui prima faceva ancora l’autista. Verdone alla fine del film la racconterà agli spettatori, con una malinconia incredibile, con un gesto finale inequivocabile.

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La barzelletta del cinese in coma

Ecco quindi che Verdone alla fine del film racconta la barzelletta del cinese in coma: “Un tizio ad un semaforo passa regolarmente con il verde quando all’improvviso da un marciapiede sbuca un cinese. L’impatto è inevitabile ed il cinese viene investito in modo molto grave. Il tizio si ferma subito per prestare i primi soccorsi, poi si rende conto della gravita’ e chiama un’ambulanza. Il cinese viene trasportato in ospedale dove è in stato di coma. Il tizio non sa darsi pace e tutti i giorni si reca in ospedale per sapere delle condizioni del ferito, quando un giorno dalla vetrata vede il cinese risvegliarsi piano piano. Apre la porta e si avvicina al letto pregando l’ammalato di scagionarlo da ogni responsabilità’. Il cinese lo guarda e, a mala pena, sussurra : “oci ua min ta te'”, il poveretto non capisce il e gli ripetere e il cinese: “oci ua min ta te'” e poi con voce sempre più flebile ripete : “oci ua min ta te! e poi muore. Il tizio rammaricatissimo si reca in un ristorante cinese e chiede con garbo cosa mai vuole dire : “oci ua min ta te”. Il ristoratore: stlana signole questa vostla lichiesta perchè vuole dile: “togli tuo piede da tubo ossigeno!”.

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