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Dal successo alla disgrazia: il dramma del noto imprenditore italiano

Pastificio Amato

Social. Pastificio Amato, l’ex rampollo si racconta: dal fallimento alla rinascita. Molino e Pastificio Antonio Amato s.r.l. (fino al 2011 Antonio Amato & C. Molini e Pastifici s.p.a.) è un’azienda italiana specializzata nella produzione di pasta, con sede a Salerno, dove fu fondata nel 1958 da Antonio Amato. La storia di Giuseppe Amato, 48 anni, rampollo della dynasty di industriali salernitani della pasta caduti rovinosamente in disgrazia, è come una favola all’incontrario: ha vissuto “felice e contento” fino al 20 luglio 2011 quando il Tribunale di Salerno dichiarò il fallimento della società, bocciando così l’ipotesi di concordato preventivo. Fino ad allora aveva una vita agiata, poi tutto è sparito all’improvviso. Ora Giuseppe ha deciso di raccontarsi alle pagine del Corriere della Sera: dalla vita in carcere fino alla rinascita. (Continua a leggere dopo la foto)

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Pastificio Amato, l’ex rampollo si racconta: dal fallimento ad una nuova vita

Per Giuseppe Amato è stata una vera e propria discesa agli inferi: la condanna “patteggiata” per reati fallimentari, gli arresti domiciliari, il carcere (27 mesi di cui 21 continui), l’affidamento in prova ai servizi sociali e poi, pagato il conto con la giustizia, l’inizio di una seconda vita completamente diversa rispetto alla precedente. Oggi Amato fa ancora fatica a trovare un nuovo lavoro stabile. Amato si è raccontato alle pagine del Corriere della Sera. Sul suo ruolo nell’ex azienda di famiglia ha dichiarato: “E condirettore generale senza potere di firma. Ero il più giovane ed era giusto che fossi quello che lavorasse di più: entravo in azienda alle 8.30 e uscivo alle 19.30. Viaggiavo molto, facevo 150 mila chilometri all’anno. Ci credevo anche se guadagnavo meno degli altri e non mi sono goduto i figli piccoli. Ricevevo tutti anche se non ero io a decidere. Questo è il periodo che è coinciso con la separazione da mia moglie. Mi sono impegnato assai, forse troppo”.

Su suo nonno ha aggiunto: “Fu mal consigliato. Avrebbe dovuto ammettere che non aveva compreso che la realtà era cambiata e che non aveva delegato quanto avrebbe dovuto. Ha voluto comandare lui fino alla fine, era fatto così”. Sull’esperienza in carcere ha detto: “In cella ognuno ha un ruolo, a seconda delle proprie attitudini, ci si dà una mano l’uno con l’altro. Noi eravamo in sei, io leggevo e scrivevo, anche le lettere ai familiari degli altri reclusi che così mi davano grande fiducia”. (Continua a leggere dopo la foto)

Il rapporto con i figli

Giuseppe Amato alle pagine del Corriere della Sera ha parlato anche del rapporto con i suoi due figli: “Con Domenico e Ludovica ho sempre parlato di tutto, anche delle mie vicende giudiziarie, poverini, così giovani si sono dovuti sobbarcare le mie colpe, cose onerose che fortunatamente hanno saputo gestire e metabolizzare. Non ho mai fatto mancare loro stimoli e presenze al di là della mia discontinuità economica. Domenico, tra l’altro, proprio oggi diventa maggiorenne (e qui non riesce a trattenere le lacrime), gli abbiamo organizzato una festa e un video a sorpresa che ripercorre tutta la sua vita. Ludovica invece ha 16 anni, sono entrambi bravi ragazzi, vanno bene a scuola e da grandi vogliono fare i medici”.

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