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Emanuela Orlandi dopo 40 anni: emergono tre elementi decisivi per l’indagine

Emanuela Orlandi Vaticano

SOCIAL. Il caso Emanuela Orlando si riapre a casa di nuovi elementi che provengono direttamente dal Vaticano. Infatti il promotore di giustizia dello stato di Città del Vaticano Alessandro Diddi non ha potuto far passare inosservati tre fattori essenziali quali: una serie di messaggi su Whatsapp, i documenti di Vatileaks 2 e i dossier sulla scrivania di Ratzinger.

Emanuela Orlandi Vaticano

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L’accelerata di Alessandro Diddi

Dopo ben 40 anni dalla scomparsa di Emanuela Orlandi in Vaticano, il caso fa ancora scalpore e addirittura si riapre per la presenza di nuovi elementi che potrebbero capovolgere la situazione. Il pubblico ministero del Papa ha fatto sapere che l’iniziativa è legata alle istanze presentate dal fratello di Emanuela, Pietro e a Papa Francesco. Lui stesso aveva indirizzato verso la giustizia vaticana la legale della famiglia Laura Sgrò. Ecco quindi che dopo un anno da queste pressioni Alessandro Diddi, il promotore di giustizia dello stato di Città del Vaticano, un tempo più calmo sul caso Orlandi, ora da una netta accelerata. La causa sono tre elementi che non si possono lasciare indietro.

Emanuela Orlandi Vaticano  Monsignor Lucio Vallejo Balda

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Caso Orlandi Emanuela: esce una chat su Whatsapp

Primo elemento sul caso Emanuela Orlandi scomparsa in Vaticano sono le chat tra monsignor Lucio Vallejo Balda e il Cardinale Santos Abril y Castello. Il monsignor Balda è stato condannato nel 2016 a 18 mesi di carcere nel processo Vatileaks 2 ma nel 2017 invece i giornali italiani portarono alla luce una lettera. Questo documento, con data marzo 1998, avendo mittente cardinale Lorenzo Antonetti retinava: “Resoconto sommario delle spese sostenute dallo stato città del vaticano per le attività relative alla cittadina Emanuela Orlandi (roma 14 gennaio1968)“. Si parlava di un totale di 483 milioni di spese riepilogate in una serie di giustificativi. Inoltre entrambi non c’entrano nulla con la scomparsa della cittadina vaticana avvenuta il 22 giugno 1983. L’unica cosa che hanno in comune è la vicinanza con Jorge Mario Bergoglio, come ricorda oggi Il Fatto Quotidiano. I due potrebbero essere in possesso di documenti sul caso. «Devi andare per questa strada… (…) però bisogna risolvere perché questa è una cosa molto grave… (…) lo dobbiamo dire (…) al Comandante della Gendarmeria? (…) No, no, assolutamente… ma che scherzi, assolutamente no!”», recita uno dei testi. 

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Emanuela Orlandi Don Pietro Vergari

Il dossier nascosto a Madrid

Secondo elemento è il dossier, scoperto da Maria Giovanna Maglie, nascosto in una cassetta di sicurezza nella sede del Banco Santander a Madrid. Qui «sarebbero conservati tutti i documenti trafugati». Proprio quelli che riguardano Emanuela Orlandi. Secondo questa tesi il dossier con le spese sarebbe stato redatto da chi «o non conosce le procedure del Vaticano oppure le conosce talmente bene da essere in grado di modificarle ad arte per far pensare a un falso» allo scopo di «inviare un segnale ben preciso». Si tratta di una pista che porta a porsi ulteriori interrogativi.

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Emanuela Orlandi in Vaticano: la telefonata di Vergari

Terzo elemento da prendere in considerazione è l’indagine di Gianluigi Nuzzi che, su “La Stampa” che riporta una conversazione di Don Pietro Vergari. Quest’ultimo, all’epoca rettore della Basilica di Sant’Apollinare, ebbe una chiamata con Vergari che è il prete che perorò la sepoltura di Enrico De Pedis, presunto boss della Banda della Magliana. Si tratta di una conversazione con un alto prelato e risale al 19 maggio 2012: 

  • Vergari (V.): Eccellenza sono don Piero…che devo fare….
  • Eccellenza (E.): No… (lo interrompe bruscamente) non si rivolga a me don Piero perché… lei stia …stia quieto… stia tranquillo… io gliel’ho detto fin da principio.
  • V.: Io sto tranquillissimo perché guardi… le dico la verità… io quella persona non l’ho mai vista, non l’ho mai conosciuta….
  • E.:(lo interrompe nuovamente) Sì ma lei stia tranquillo…
  • V.: Sì
  • E.: Come le ho sempre detto, perché tutte le volte che lei è andato di fuori poi è successo quello che è successo…
  • V.: Sì e senta, mi chiamano…telefonate…e…e…io non rispondo a nessuno…se mi chiamano i giornalisti che vogliono sapere….
  • E.: Guardi che il suo telefono è sotto controllo!…
  • V.: Sì…eh….(…)
  • E.: Stia in silenzio e basta!.

Tutti questi elementi, secondo Padre Georg Ganswein, sono stati consultati anni fa dalla Gendarmeria Vaticana ma quest’ultima non ci trovò alcuna notizia tenuta nascosta alla magistratura italiana.

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